Fosti la cosa bella. Rondoni per Jucci di Buffoni

“Fosti la cosa bella, malgrado tutto”

 

È un gesto di trattenuto strazio, o meglio un gesto d’amore pieno di ferite e tenerezza, ma non certo un pietoso canzoniere, quello che Buffoni consegna in questo libro, afferrato dal tempo passato e dedicato a una figura femminile con cui il poeta ebbe una lunga vitale e delicata -pur nei precipizi- relazione d’amore, fino al 1980. Complicata, sì, o abitata da quella che lui stesso in nota chiama “l’ombra costante, assoluta, della mia omosessualità, che in quegli anni si concretizzava in numerosi, fugaci e solo fisici rapporti…”. Ma non per questo meno intensa di rapporto e scambio “tu legno e io poliuretano espanso”.

La prova di una dura malattia (“quel gattino freddo / che in una notte tu sei diventata”), l’esser lei per lui come “una lunga nota medievale”, l’andirivieni tra libri, citazioni, attraversamenti fugaci nei territori della teologia, della mitologia, della poesia, dell’arte del tradurre, sono i passi, i movimenti di una acquisizione sempre più essenziale e potente di compagnia per il destino. È una gratitudine, l’anima di questo libro.

Lo stile è quello del Buffoni migliore, capace di oscillare tra misura del dettato e sperdimenti della immaginazione. Che si nutre dei colori delle montagne come dell’eternit, in una lombardissima religio delle cose, delle presenze. Che sono il luogo di questa storia, sia le presenze che compongono il panorama di valli, montagne, fiumi, corsi piccoli d’acqua, fossi, strade, fontane, il Sacro Monte di Varese, “infermerie dell’anima” e sia quelle, tangenziali, navi, gli stessi libri, che sono segni dei viaggi, degli allontanamenti, degli altrove rispetto a lei, e al panorama di quella storia. Molti sono i segni della inquietudine, dell’allarme, della apparente incompletezza che si inscrivono in quell’amore. Non solo quell’ “ombra” vissuta allora a quel modo, ma il muso del cane morso dalla vipera, la paura dei fossi, il binario morto che “ortiche ridiventa”. C’è in tutto -non solo nello svolgersi delle biografie ferite- il senso di una possibile perdita, di una ultimità. Libro sul senso del tempo, in un guardare il sé di ieri che però dice qualcosa oggi. Anzi dice qualcuno, lei…Prezioso e tragico, le due grandi ali di una parte della migliore poesia italiana dunque ancora battono in questa opera e il loro nodo appare come indissolubile.

E se in altri poeti questa compresenza dà luogo alla ricerca dell’effetto speciale linguistico,  la preziosità tragica di Buffoni è in una lavoratissima misura della voce. Ma si badi, questa misura, che risuona di certe tensioni reboriane miste ai disfacimenti testoriani e alle precisioni sereniane, non serve, né è intesa da lui, dal poeta, come riparo dalle ventate della pena e della dolcezza struggente che lo raddoppia, e nemmeno come anestetico o consolazione d’artista. No, la densità metaforica, il cesello anche fonetico e lo scarto, il guizzo d’ironia che brucia come in un’aria fredda da fine dell’abbraccio, sono gli elementi in cui quel dolore mantiene la sua temperatura, non la disperde, non la sminuisce. I dialoghi, spezzati, alcuni come un un frame di ricordo oppure più distesi – come l’ultimo, violentemente bello- sono alcuni dei momenti in cui questa  tenutissima gioia nel dolore meglio adempie il suo lavoro di affranto e compìto cesello. In quella pagina finale, a un certo punto, la voce di Jucci dice: “Fosti la cosa bella, malgrado tutto/ Non sei riuscito a diventare la cera di te stesso./ Qualcosa in fondo ti è rimasto/ Di allora. E io a quel qualcosa mi aggrappo/ Anche ora. Anche ora mi dà vita.”

Sarà il vento che tocca tutto e ammala a “vincere” – ma in quel vento, come in una cicatrice d’aria, resta possibile leggere la gloria di un amore. Così che in questo legame di uomo e donna, contrariato da tutto e persino contrastato da morte, si mostra qualcosa che eccede e contrasta la natura del tempo. E che la legge, e che le dà, mentre la supera, prodigiosamente, voce.

Franco Buffoni, Jucci, Mondadori

Davide Rondoni

Un pensiero riguardo “Fosti la cosa bella. Rondoni per Jucci di Buffoni

  1. Sinossi per un amico semplice. DEL PERDUTO AMORE. “Fosti la cosa bella, malgrado tutto. Un gesto d’amore pieno di ferite e tenerezza. Grazie, ti dico, e nell’inquietudine fummo presenti; nell’ombra condividemmo fievole luce. Fosti la cosa bella, malgrado tutto. Qualcosa in fondo ti è rimasto. Di allora. Ed io a quel qualcosa mi aggrappo. Anche ora”. (M. Thompson Nati, leggendo e rileggendo Franco Buffoni, Jucci).

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