“Fiamma” di Gemma Costa

di Davide Toffoli

Gemma Costa, Fiamma, Rapsodia Edizioni, 2021

A detta della stessa autrice, Fiamma è un racconto nato dall'amore e dalla necessità di condivisione di un'esperienza di vita: sei mesi di lezioni di teatro, con l'Associazione Culturale "Sbagliando s'impara", presso il reparto di neuropsichiatria infantile dell'ospedale Bambin Gesù di Roma. È da questo che sono nati Fiamma, la scatola bianca-Luna e tutte le tematiche che emergono dall'originalissima narrazione.

Si tratta di una raccolta di racconti legati a doppio filo uno all'altro, ma a tratti gli strumenti adottati e il respiro sono quelli della poesia; l'atmosfera, sospesa e onirica, è quella della favola o, meglio ancora, del teatro e delle mille maschere che lo vitalizzano.

Il tema portante è la conoscenza di sé e le difficoltà costanti ad adattarsi a degli schemi. È un viaggio intimo e intenso in vite uniche ed eccezionali che faticano a inquadrare il proprio sentire. Il registro del racconto riesce a conciliare dramma e leggerezza e la narrazione, a tratti tachicardica (mi si passi il termine) e soprattutto impreziosita dalle suggestive illustrazioni di Paola Franco, crea empatia e, inevitabilmente, semina bellezza.

Venti capitoli snelli, che hanno il potere di chiamare da subito al ribaltamento di ogni punto di vista, con una scrittura che lavora sulla dimensione fonica ma anche grafica del testo ("Ho spalancato gli occhi / COSÌ / Per circa dieci secondi").

Fiamma si definisce una "strana" e "Gli strani vengono collezionati insieme in scatole bianche, come insetti: nessuna porta, solo luce artificiale e ricircolo d'aria. Come gli insetti"; porta con sé la difficoltà di vivere, il disagio, qualche gesto inconcepibile per i più. È così che il biscotto diventa bruciacchiato e per la prima volta viene mandato sulla Luna, dove diventa un mimo, comunicando solo con le espressioni e non più con la parola.

La paura e la preghiera, vibrazioni interiori che cercano di incontrare vibrazioni simili e quindi di salvarsi. Con amore, con coraggio, con volontà… Nulla di meno. "Fammi svegliare in guerra, una guerra difficile, spaventosa, dove si rischia, si spera, si sogna" è la preghiera di Fiamma perché "non c'è nessuna pace nel non avere niente per cui lottare". Un punto di vista dirompente che fa tornare alla mente il Turoldo di Ritorniamo ai giorni del rischio!, un grido di denuncia sociale che chiede di sottrarsi dall'assuefazione al quotidiano, alla massificazione, all'omologazione, a ogni sorta di risposta preconfezionata. "Tutto viene dall'amore".

Le parole di questo piccolo libro sono taglienti come lame e sanno scardinare il pacifico fluire delle stesse sulla pagina; franano spesso, si tacciono, danno voce al pensiero, confezionano climax semplici ma rivoluzionari: "Caro Babbo Natale / (non ci crede più nessuno a Babbo Natale). / Caro Gesù / (neanche a quello). / Caro tu che esisti". Sono ben radicate nella profonda umanità e sensibilità di ogni creatura vivente. "Fare l'amore" vuol dire trovare la sintonia, qualcuno che vibra insieme a noi.

Tutto trova una meravigliosa e spiazzante collocazione in un viaggio di trasformazione, riconoscibile in ogni angolo del creato, ma mai realmente accettato dagli esseri umani. "Un volo atteso / intimo / e dedicato a se stessi. // Per voi è la fine, per me l'inizio".

Eleonora Lo Nigro, nella nota conclusiva, sottolinea gli elementi che rendono davvero unico questo testo di Gemma Costa: "La delicatezza con cui è espresso un conflitto, interno ed esterno, specchio dei nostri possibili conflitti; e la possibilità di interpretarlo e re-interpretarlo ogni volta".

Insomma, in Fiamma, c'è davvero tanto da incontrare, ma soprattutto c'è la magia salvifica del Teatro, della Condivisione, dell'Amore. Lasciamoci accendere... Stringiamoci per mano… e poi saltiamo giù.

Hits: 65

0 Condivisioni

Lascia un commento