La sapienza di Federica

di Davide Rondoni

Federica Ziarelli, In erba, Terra d'ulivi 2019

Sarebbe fin troppo facile, vista la presenza di rose, margherite, nontiscordardime e, visto pure il titolo, rubricare questo libro di Federica Ziarelli come una sorta di canzoniere vegetale, un lieve canto panico del sentimento della vita, o un libro di fusione con la natura. Sarebbe facile e sbagliato, non si coglierebbe il punto che invece, a mio avviso, sta in una proprietà di danza tenace e di ferrea disciplina della postura. Intendo che se la poetessa, fin nelle prime poesie che ricordano la sua infanzia, legge la sua vita come un destino (di cui la poesia fa parte) rievocando situazioni e proprie "diversità" lo fa per mostrare come la danza degli anni e dei rapporti (la sorella, la figlia, gli amori) è stata tenuta viva e lieve in virtù di una strana grazia. Ecco la parola che questo libro suggerisce in tutti i suoi possibili significati: grazia. Non solo perché la poetessa ci regala, in poesie brevi, in prose, o in componimenti più lunghi, autentici momenti di grazia visiva e dell'anima (in poesie come: "visto che ho un mucchio di semi dentro/ rido/ perché sono piccina piccina/ e gli anni mi germoglieranno/ dalla bocca giardini") ma anche perché la grazia sembra l'unica vera forza che traversa il libro. Le azioni sono la sorpresa, lo stupore, la gratitudine, la contemplazione (come nella bellissima: "La morte non è/ campo che si secca/ ma cervo/ che al termine della corsa/ si ritira dietro il grande cespuglio") mai emerge una dittatura della volontà o una tenacia che non sia pura fedeltà al primo passo di danza iniziato seguendo il profumo di "alte regine/ le rose", come recita la poesia significativamente messa in esordio. Il lettore non ha mai l'impressione né di sentirsi dentro un gioco, né, d'altra parte, di assistere a un ennesimo attrezzato esperimento di scrittura. La piena vitalità è disponibile, non ci sono costruzioni inutilmente complicate. Ma la posta in palio è alta.
Senza dover richiamare necessariamente l'emblema della rosa che è, in varie civiltà e culture poetiche, simbolo della sapienza, mi pare evidente che la Ziarelli non stia giocando con fiori e profumi per un intento estetizzante né per decorare una quotidianità che pur emerge per accenni e presenze. Si tratta di una custodia, di una cura, che - traendo spunto anche dalla infanzia della figlia - riguarda l'evangelico "tornare bambini". L'infanzia dello spirito è l'essere "in erba" che il titolo accenna - non a caso compare tra le pagine anche il vecchio Walt Whitman il magnifico "pederasta con la barba piena di farfalle", come lo chiamava Lorca, che fu poeta sapienziale. Si tratta di una infanzia che non è infantilismo né tenerezza a basso costo. Ma appunto l'avverarsi di una profezia, quella della promessa delle "alte regine, le rose". Non a caso "tragitto profetico" è l'espressione che chiude il libro. In tal senso il libro non solo mostra notevoli compattezza e disegno, nell'alternarsi delle sezioni aperte da alcune citazioni significative, nella presenza di prose favoleggianti e di riferimenti alle favole anche nei versi, ma risulta, a un lettore più attento un lucidissimo percorso, una ricostruzione attenta di passaggi fondamentali e emblematici della esistenza della poetessa. Si tratta di una favola sì, ma la "favola bella" per dirla con l'amato D'Annunzio, questa volta non illude, si realizza, viene incontro nel passo danzato e lieto di una poetessa che traversa il mondo tenendo accesa la fiaccola della meraviglia, che per gli antichi è il vero inizio della conoscenza e che i più acuti tra i contemporanei (compreso Einstein) è l'atteggiamento più autentico e profondo dinanzi al vivente.

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