L’insopportabile (ovvero… il mio amico Marco)

di Davide Rondoni

Il libro-casa che Morgan ha pubblicato per La Nave di Teseo ("Essere Morgan. La casa gialla") è un caos multidirezionato. L'espressione non è casuale. Ci tornerò.
Nel libro tra l'altro si cita un mio libro con dedica tra quelli conservati nella casa diventata oggetto di scandalo, insieme a quelli di altri autori.
Marco ha scelto di far esplodere il tema "casa" a seguito di vicende che lo hanno visto coinvolto ma sbaglierebbe chi riducesse la cosa a una specie di ricerca dello scandalo a fini personali. Sono convinto per l'amicizia – se pur non frequenza – che ho con Marco che lui non ha "fini personali". E infatti il libro che potrebbe sembrare un "autoritratto egotico con magione" in realtà è il ritratto di uno svuotamento. Di una potente, indomabile, sacra dedizione. Posso capire che a molti, abituati a galleggiare tra luoghi comuni e gossip dello spettacolo, possa sfuggire questo elemento ctonio, ma si tratta di questo. E ogni altro "tipo" di discorso non intercetta il vero di questa vicenda nei propri radar. Occorre sapere cosa è la dedizione di un vero artista per sintonizzarsi con questo gesto di Morgan. Altrimenti si potrebbe scambiare il libro per un caleidoscopio di documenti che vanno dalla perorazione a un Ministro con riflessioni sulla carta costituzionale al catalogo stupefacente di aggeggi, strumenti, vestiti da atelier d'artista dello spettacolo, da confessioni di notti in delirio a piantine e foto di spazi della casa che lui stesso, indicando sei possibili tipologie di casa d'artista, indica come "tra factory e atelier". Nel libro c'è tutto questo. Ma l'elemento ctonio, sacro, che muove il "caos multidirezionato" con lucidità quasi feroce in questo libro dove nulla è casuale, ha a che fare con il tema dell'essere abitato. Intendo dire che al di là delle osservazioni sul rapporto tra canzone e luoghi, tra artisti e loro abitazioni, il tema vero che esubera dall'interesse che possono avere molti fan, e che invece interessa l'uomo d'arte, di cultura e, nel mio caso, se si può dire, il poeta, è l'arte come abitazione del mondo. Nel duplice senso: l'arte come modo di abitare, forse l'unico modo possibile, di abitare il mondo, e l'arte come casa, unica casa vera del mondo. E questo tema che a mio avviso percorre come un brivido tutto il volume, è tutt'altro che pacifico in questa epoca che spesso fa dell'arte (e Morgan lo sa bene) non un atto di conoscenza ma un atto di decorazione, di divertimento, di secondario business, di intrattenimento. E allora lui fa esplodere da dentro queste riduzioni la faccenda vera. Direziona il suo caos a colpire e a difendere, con lucidità di trincea. Parla "svergognatamente" di truffe subite, di calcoli economici da parte di manager trasformati in Al Capone, così come altrettanto "svergognatamente" accusa lo Stato di delegittimare e non solo non applicare la Costituzione, e "svergognatamente" fa il suo j'accuse a un sistema che usa l'arte in tutti i modi eccetto che in quel suo doppio, ctonio, scandaloso valore di "abitazione" del mondo.
Il libro oltre a un caleidoscopio di immagini testi ecc. inchioda il lettore attento laddove, ad esempio, fa emergere come il tema della casa fosse presente da tempo nelle canzoni di Morgan (noi ci conoscemmo ai tempi di "canzoni dell'appartamento" ai cui testi diedi un'occhiata prima della incisione, ma il motivo era presente da prima). E il tema è in luce come di fosforo o bomba nella quasi-poesia appesa al muro dedicata al perdono al padre, così come nella quasi-poesia dolente scritta e qui pubblicata da Morgan con uno straziato e lucido richiamo quasi liturgico:

SOLO UNA PAROLA

mi potrà salvare
ma si dovrà vederla bene

Ho capito che solo una
o LA parola è consolazione -
non per che è solo,
non per chi è solo,
ma per chi non ha neanche il foglio
se deve piangere
o la penna giusta
se deve ululare

È il gesto della mia mano
ferita per i lacci che dopo quattro giorni
ho strappato a squarciagola dai polsi
di contorsioni disamate di madri e donne

a cui avevo chiesto una carezza

Un oggetto caustico, e feroce e infante. E che però ha sempre dentro un ultrasuono di dedizione e di invocazione.
I travestimenti non sono solo travestimenti, le piantine dei luoghi non sono solo piantine. Le foto non sono solo foto di vanità. Il libro non è un libro soltanto.
La casa. Questa sola conta. Una casa che abbia la stessa materia bruciante e libera del mondo. Questa è supplicata dall'arte e nell'arte, da sempre, come diceva Baudelaire, come "un ardente singhiozzo". Non trovate sopportabile tutto questo? No, non lo è.

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Un pensiero riguardo “L’insopportabile (ovvero… il mio amico Marco)

  1. quello che ha descritto Davide , mi ha colpito per la sua profondità , ma anche per la triste e dolorosa chiarezza. d
    Da una persona buona e intelligente come lui mi è arrivato un grande sentimento di compassione e anche di malinconia, oltre che di vicinanza. Grazie

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