Due traduzioni da “Ariel” di Sylvia Plath

Due traduzioni di Elena Verzì

Per una poetessa giovane, affacciata da poco al mondo con un libro significativo "Amore misurato" (Capire edizioni) e vincitrice del premio "Le Stanze del tempo", azzardare la traduzione di una voce spiritata e scabra - lontana e fissa in una luce fredda - come quella di Sylvia Plath significa attaccare una parete ripida e pericolosa. La Verzì ne esce con soluzioni personali e con una adesione viva ai due testi. Il tentativo ha tutto l'azzardo e la lucentezza ombrosa della giovinezza, cioè della poesia. E vale, tremendamente, e trepidamente vale.

Davide Rondoni

The Rival
If the moon smiled, she would resemble you.
You leave the same impression
Of something beautiful, but annihilating.
Both of you are great light borrowers.
Her O-mouth grieves at the world; yours is unaffected,

And your first gift is making stone out of everything.
I wake to a mausoleum; you are here,
Ticking your fingers on the marble table, looking for cigarettes,
Spiteful as a woman, but not so nervous,
And dying to say something unanswerable.

The moon, too, abuses her subjects,
But in the daytime she is ridiculous.
Your dissatisfactions, on the other hand,
Arrive through the mailslot with loving regularity,
White and blank, expansive as carbon monoxide.

No day is safe from news of you,
Walking about in Africa maybe, but thinking of me.

La rivale
Se sorridesse, la luna ti somiglierebbe.
Hai la sua stessa espressione
di bellezza che annienta.
Siete, entrambi, dei furfanti
la sua bocca ad O si addolora del mondo; la tua non si stropiccia,

il tuo principale dono è di immobilizzare ogni cosa.
Mi sveglio in un mausoleo, tu sei qui
le tue dita picchiettano sul tavolo in marmo, cerchi le sigarette.
Dispettoso come una donna, ma non così inquieto
muori dalla voglia di dire cose a cui non si può rispondere.

Anche la luna umilia i suoi sudditi
ma è ridicola di giorno.
Le tue frustrazioni, d’altra parte
giungono per posta ad amorevoli intervalli
bianchi e vuoti, si dilatano come monossido di carbonio.

Non c’è giorno che di te non si abbiano notizie,
forse, passeggiando per l’Africa, penserai a me.

Contusion
Color floods to the spot, dull purple.
The rest of the body is all washed-out,
The color of pearl.

In a pit of a rock
The sea sucks obsessively,
One hollow thw whole sea's pivot.

The size of a fly,
The doom mark
Crawls down the wall.

The heart shuts,
The sea slides back,
The mirrors are sheeted.

Contusione
Straripa di un viola spento il colore sulla macchia,
Sbiadito è il resto del corpo,
color perla.

Il mare, ossessivamente, risucchia
nella cavità di una roccia
il vuoto cardine di tutto il mare.

Grande come una mosca,
il segno del destino
avanza lentamente sul muro.

Fa silenzio il cuore,
scivola via il mare,
e bendati sono gli specchi.

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