Dedicato a Claudia Ruggeri

Si è tenuto a Gallipoli il 15 luglio un convegno dedicato a Claudia Ruggeri, importante poetessa leccese, a cura dell'editore "Terra degli ulivi", detentore dei diritti della poetessa e curatore già di un video e di alcune edizioni.

Il convegno è stato organizzato da Terra D'ulivi Edizioni​, in collaborazione con Teatro Dantès - Art Factory​. Organizzato e curato da Antonio Duma​ con il supporto di Terra D'ulivi.

Su clanDestino abbiamo più volte riservato attenzione all'opera di Claudia Ruggeri, figura unica e potente della poesia.
A Gallipoli ne hanno parlato, sotto varie angolazioni i poeti Anna M. Farabbi, Valentina Colonna, Anita Piscazzi, Irene Ester Leo, Augusto Ficele e Davide Rondoni a chiusura.

Ecco, in attesa degli atti, un brano dell'intervento di A. Ficele.

Ma Dante, mi chiedo, se avesse inserito Claudia, nel secondo girone del VII cerchio dell'inferno, tra i Suicidi, luogo destinato ai Violenti, avrebbe mai nutrito qualche dubbio? Lei che dal sesto piano del suo balcone, si è immolata in cielo, rimessa alla sua libertà, per abbracciare un Dio tutto suo, sovrano della sua inquietudine, stanca dell'abisso, pronta ad afferrare l'origine, l'unità del firmamento, che sulla Terra le sfuggiva sempre.
Ma il dubbio si sarebbe dissolto, perché come sappiamo, le anime dannate si sarebbero trasformate in cespugli, sotto il giogo delle Arpie, con il compito spietato di reciderne i rametti, i peccatori avrebbero dato voce al dolore con il sangue, zampillando da tutte le parti. Ecco. Claudia già utilizzava questa lingua, la praticava ogni giorno, nella sua abietta realtà quotidiana, tra amori disarmanti, cure fallimentari, critici negligenti e fantasmi presenti assenti, in questo Sud, tuttora gotico, contraddittorio, incomprensibile. Lei avrebbe "parlato sangue" come accade nitidamente nella Divina Commedia. In effetti, sarebbe stata una pianta ostinata, selvaggia, probabilmente un Alisso di Leuca, con i fiori alati, ermafroditi, come lei, inafferrabile nell'anima, giallissima, non per manie di splendore, se cresci sulle impervie coste rocciose del Salento, la solitudine non chiede una platea, non la vuole, si esibisce proprio perché le tribune sono vuote. Claudia accarezza il sole con la mano, l'abrasione è una stigmate che indossa con portamento. Il viso è contaminato: arabeggia. Non è facile da tradurre, tutt'altro. Si avvicina al significato di nerezza, negritudine, basta prendere in esame qualche sua foto per notare la somiglianza con una pantera, lei che si confonde con la notte senza volerlo, lo impone la sua natura. Non vivi secondo misura, sopravvivi a seconda del ritmo, ti comprendo appieno: il disagio è una palla sgonfia e noi abbiamo le gambe rotte, le ginocchia sbucciate, petto che tocca l'erba, braccia molli, pur di calciare, usiamo la punta del naso. La tua voce si interroga e si perde cercando e cercandosi, non è la voce di un Io, allora a chi appartiene questa eco eternamente risucchiata da se stessa? Tu appartieni al pensiero stracciato, sminuzzato in triangoli irriconoscibili, come uno scontrino, sì, un pensiero - scontrino, in grado di fartela pagare sempre, quando è una condanna conoscere l'immenso spazio sconosciuto, la terra di nessuno, l'infinito mormorio che si nasconde dietro le immagini, che strazia dietro le ombre proiettate sulla parete della stanza. Tu sei Il grido di Munch e gli altri ne sono terrorizzati, si tappano le orecchie e si voltano dall'altra parte, chiamando tempestivamente le forze del buon senso, in grado di ristabilire l'ordine pubblico.
Tu non sei né isola, né continente, spargi sabbia, dal Nulla ricevi i gesti oscuri, hai scritto un compendio sulla frattura, alla tragedia hai dato una continuità temporale, sei contemporanea, e questo ci spaventa, irrisolta perché valgono solo le domande senza risposta.

Photocredit: centropens.eu

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