La poesia, favola o miracolo?

Nota di Alessia Iuliano

 

“Su pendenze e pianure” e al verso prima “si irraggiava” quella mattina dove, ogni tanto, andiamo a fare visita alla memoria.

L’incipit è questo, non un altro, perché il libro con cui ho a che fare è questo, La corte dei miracoli, non un altro.

È un titolo, quello scelto da Maria Elena Danelli, che punta al miracoloso, allo straordinario, a erigere con delicatezza e naturalezza – che sta per genuinità e non ingenuità – nell’emotività del lettore un’atmosfera di favola, di leggenda. Ma, come da sempre è risaputo, questo tipo di “letteratura favolistica” nasce per ricordare, narrare, spesso spiegare, la realtà; guardarla per la sua verità, quella racchiusa, meno immediata. Maria Elena Danelli fa questo esercizio, si serve della poesia per spolverare e ritrovare con noi una profonda verità, storica ma anche attuale, quella di un dove reale e magico, quale la corte dei miracoli di una antica Milano, probabilmente luogo cugino di un’omonima corte parigina, con altrettante storie.

E il verso è Verso tagliente, stretto intorno al breve momento lirico, raccolto in immagini che virano dal reale all‘immaginifico: “Da montagne sorge l’alba / come un vecchio film di fantascienza / ritaglio della noia di un gigante.” Ancora, “Chiedo scusa per tutte quelle vite che non sono / dinastie di uomini dileguate in circostanze.”

Le immagini naturali, per tanto reali, rivelano poi un certo sentimento di irrequietezza, di cui l’autrice si fa portavoce. Non ci sono “io” abusati in queste 22 fiammelle poetiche, non ci sono spasmi diaristico-confessionali, domande importanti sì: “Dio, mi assomigli tu?”.

La poesia, qui, non è soltanto viaggio, avvenimento esteriore, ma condizione essenziale dell’esistenza; penso, la parola non reggerebbe altrimenti il confronto con certe questioni spinose e vitali quali il tempo, la memoria, un lutto; espandiamo il concetto: la finitudine.

Questo perché “Dio plasma la notte / ogni notte / in forma di carne / nel fango e nel bianco / dove la terra non ha più luogo. / Entrando in una luce viola.” e “Qualcosa poi sopravvive / che ci accompagnò e contraddistinse”. È proprio questo indefinito ma sfiorabile qualcosa ad animare questa raccolta, a cui andrebbe, e quindi va, resa giustizia. A queste sagome di transito scontornate l’autrice mira e domanda finalmente “Chi guarderà il tramonto?”

 

*

Miseria de la burocrasia

indiferenta

che ancamò te sepelis sota i parol cume

“eredità”, “sucesiun”, “documentazione”.

Mi te parturisi in di me oeuch,

 

Mama.

[Miseria della burocrazia / indifferente / che ancora ti seppellisce sotto parole come / “eredità”, “successione”, “documentazione”. / Ti partorisco dai miei occhi, // Mamma.]

*

Nel blu

incerte polveri

di pallide sirene

intessono scheletri.

Nel vento fermo

tracce trans-umane.

Bisbigli rotti e concitati

legati a pochi affetti.

Chi guarderà il tramonto oggi?

Sangue nelle nubi

scontorna sagome di transito.

Maria Elena Danelli, La corte dei miracoli, RPlibri 2018

Maria Elena Danelli. Nata ad Arco di Trento, ma milanese d’adozione, ha vissuto l’infanzia tra la Barona e i Navigli: ora trascorre le giornate tra pittura e poesia, installazioni ed editoria. Scenografa teatrale, laureata a Brera, ha lavorato per quasi trent’anni presso la “Scenografie Ercole Sormani” di Milano, collaborando con Teatri di tutto il mondo e set cinematografici. Ha partecipato a mostre personali e numerose collettive. Il gentile editore Alberto Casiraghy ​​l’ha ospitata sulle pagine di alcuni suoi Pulcini. È stata pubblicata in Antologie poetiche, tra cui “Novecento non più – Verso il Realismo Terminale” con Guido Oldani, dell’Editore “La vita felice” di Milano e “Rise – Antology” dell’Editore Vagabond, Los Angeles, sempre nel 2017. Negli ultimi anni presta la sua voce per reading poetici, come quello avvenuto nel mese di maggio 2017 alla storica Libreria Bocca di Milano, e il monologo in cui ha interpretato “Lo stupro” di Franca Rame. Ha avviato un progetto editoriale e artistico con Gaetano Blaiotta, la “GaEle Edizioni”, in Valcuvia, diventata anche “Associazione GaEle”. Con la mano sinistra ha creato disegni per un testo di Sandro Sardella e una suite di Danilo Blaiotta con GaEle Edizioni dedicato al poeta Jack Hirschman.

È stata tra gli allievi di Franca Rame e dal 2013 ha seguito corsi di teatro con Dario e Jacopo Fo.

Ama la fotografia, scrive sceneggiature e testi critici, e ogni tanto crea piccoli video, uno dei quali dedicato a Sarah Menefee e un altro risultato tra i vincitori di “Arte per l’opera”, proiettato all’Opera Cardinal Ferrari di Milano nel 2015.

Viaggiano per il mondo sue piccole Mail-Art.

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