ClanDestini Young

Ci sono giovanissimi che scrivono e tentano di scrivere poesie. O cose che non sanno ancora definire, sospesi tra diversi modi di scrivere in un'epoca come questa che fa della scrittura quotidiana e della pubblicazione online e via social una attività di massa, massificata e molto spesso puramente esibizionista o narcisa. Spesso adulti e insegnanti non sanno occuparsi di queste cose, e l'indistinto, l'assenza di criteri di valutazione, il fermarsi alla pura impressione immediata, rischiano di mortificare e disperdere. Di far sembrare tutto uguale quel che tutto uguale non è. E infatti alcuni ragazzi - e non pochi - in quel che scrivono ci mettono l'anima e una certa cura.
Pubblichiamo la poesia di tre di loro, sedicenni. Con una mia breve nota di accompagnamento, di invito e di augurio.
Meritano la nostra attenzione.

Davide Rondoni

Francesco Sava, 16 anni

Acuta la metafora della tenda, come gesto danzante che la accomuna al mare e al movimento naturale della vita. La voce di F.S. merita attenzione per la sua capacità di vibrare in sintonia con il mondo, il suo movimento di senso, le sue penombre.

Tendamare

La tenda danza un lento,
entra in casa, un primo passo,
poi esce risucchiata, un secondo passo
e le sue pieghe ombrose
si muovono e s’arrestano
prima agitate poi riposate.
L’azione è conosciuta, e molto
imitata:
in spiaggia anche il mare danza,
mare-tenda, che copre
il suolo sabbioso
e le sue onde-pieghe
anche loro ombrose;
un primo passo: si volgono
gettate sulle rocce,
scappate dal ventre, poi
il secondo, una chiamata,
un ritorno trascinato
di pietre e di sabbia,
ricarica per nuovo slancio

nuovo

respiro.
Il gesto dunque è comune
strutturale, naturale
di certo

vitale

prendiamo e gettiamo
un’aria di pensieri

rimane

l’ombra

le pieghe

della tenda.

Laura Silva, 16 anni

Quasi una irruenza segna il nascente stile di Laura Silva, capace di scatti sintattici e alogici che la porteranno, raffinando e studiando, a una voce personalissima e forte.

1:
L’oppressione della parola
Innalza
Il più grande ostacolo umano
Avendo rivelato in un singolo
Individuo
Ciò che può essere chiamato
Giudizio divino.

2:
La consapevolezza di non conoscere
La psiche umana
Rende così fugace il desiderio di potere
Da mutare un’artista
In un soldato mercenario.

3:
Il nostro corpo è un concentrato
Di vanagloria apparente
Che ci rende così evitabilmente infidi
Da scrivere un romanzo di avventura
Chiamato
Senza diritti di autore
La nostra breve ma vera vita.

Maria Elena Sebastiani, 16 anni

Gli accenni di narrazione poetica, la vivacità pittorica, sono il segno di una sincera vocazione. La voce di Maria Elena, sempre più liberandosi con studio e letture dagli inevitabili segni di poesia scolastica, saprà dare esiti belli e vivissimi che già si intravvedono.

Avia
La donna del sole
sta sul muretto d’un paese ormai rimpianto
e saluta con occhi ridenti
la sua povertà che non è tale,
poiché dal cor lieto dona tutto.
Vive il fiammante ricordo
nel capello corvino della sua piccola perla,
del suo lupo nobile
e nei lineamenti della giovane bimba.
Si rivela con l’incanto di rose
in una giornata affannata,
e osserva le vicende dei suoi amori
da una finestra sognata
nell’eco del ricordo domenicale.

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