“che la vita filtra ancora/ dallo stelo delle grate”, Giulio Di Dio

Elemosina parole nella notte

perché

se contrai gli spazi fra di noi

 

e tendi i muscoli

a uno a uno

dell’appartenenza

 

questo silenzio

è comunque

una lunghissima pausa.

***

Eleonora bruciava

la sua ansia

spegnendo sigarette sulle braccia

 

aveva macchie di sonno

allungate sui fogli e

ritmi circadiani

di pianto, sul volto.

 

Arrivò in ambulatorio

i miei occhi alle sue braccia

alle abluzioni di fuoco

e con le mani al grembo

ci chiese Paracetamolo.

 

Il nostro sguardo unipolare

esitò in ambulatorio:

Eleonora

chiedeva solo

Paracetamolo

blando antidolore

per il suo ciclo mestruale.

 

Scoprimmo allora a Psichiatria

nell’area 51 dell’ospedale

che la vita filtra ancora

dallo stelo delle grate:

 

lei aveva occhi

e sofferenza di femmina ancestrale.

 

Rimanemmo noi, con le mani in lattice

e la diagnosi maniacale,

nel giardino dei fiori tristi

che per concepire

non era necessario rinsavire.

***

Nel buio

ho riconosciuto

la linea dei tuoi tendini

 

ho visto l’ombra girare

sul meridiano della mano

e allora ho dimenticato

e ricordato il tuo segreto

 

noi,che eravamo il nucleo della notte

quelli facili da additare

la partita persa contro

quelli della vita normale

 

noi,con la notte che per metà ci attraversa

lasciando ancora margine alla scelta

fra assoluzione ed errore

fra vanità o incertezza.

***

Quando ridi

e dall’altro capo della stanza

ti distogli dagli occhiali

la calma

dai soffitti

si posa su ogni cosa.

 

Ti direi

anche la quiete

è figlia dell’onda

 

e invece

niente ha vinto contro te

 

nemmeno la timidezza così lieve

che ti mancava in tutti gli angoli

o gli sguardi che per sottrazione,volevo

aggiungessero qualcosa.

***

All’uscita dell’hotel

mi hai detto:

“cerchiamo la luce”

 

 

io invece rimanevo all’ombra

 

e sotto gli alberi

contavo quante volte

il buio

era rifratto dalle foglie.

***

Il pianto dimenticato all’angolo

lo rovesciammo

col cesto della frutta

 

spargerlo sul pavimento

fu una benedizione.

 

Malgrado tutto

da questa all’altra parte

del mio corpo

sono ancora mio padre

e mia madre.

***

La magia della tua notte

è finita

 

le cinque

sono tornate irrimediabilmente

le cinque di mattina

 

la luce ci stupì

dalle finestre separate

l’attitudine all’ errore

sembrò svanire.

 

Nota biografica:

Giulio Di Dio, classe 1992, vive diviso fra Niscemi e Catania dove studia Medicina e Chirurgia.
Nel 2015 è tra i finalisti del premio Violana Landi.
Ha fondato insieme ad altri il Centro di Poesia Contemporanea di Catania.

 

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