ANTONELLA BERNI su ”Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli

Atti osceni senza oscenità

Atti osceni in luogo privato è un libro che disattende il suo titolo. Chi si aspetta qualcosa di osceno rimane deluso, grazie anche al fatto che il livello di oscenitàgenerale nella quotidianità si innalza continuamente.

Senza insistere sul fatto che gli editori cercano titoli d’effetto per attirare i lettori, e che magari alla promessa del titolo non corrisponde la congrua sostanza, il racconto narra dell’educazione sentimentale (e sessuale) del protagonista, Libero Marsell. Figlio di una giunonica cattolica italiana e di un pacato venditore di fiori di Bach francese, Libero nasce e vive per poco tempo a Milano, poicresce nella Parigi degli anni Settanta.

La crescita di Libero-individuo maschio con pulsioni, fantasie, dolori e arrovellamenti è scandito narrativamente in capitoli: Infanzia, Adolescenza, Giovinezza, Maturità, Adultità, per finire con Nascita.

Libero ci spiega i suoi esperimenti con il sesso ma anche l’aspirazione a comprendere i meccanismi sentimentali che governano la vita delle persone, tentando di ridurre in esperienza il fallimento del matrimonio dei suoi genitori. Questo insuccesso è stigmatizzato in una scena dicui purtroppo è testimone suo malgrado quando,da piccolo, sorprende la madre con l’amante (Emmanuel), l’immancabile amico di famiglia.

Le vicende di Libero sono allietate, lungo tutta la narrazione, dalla passione per la letteratura e il tennis, entrambe passategli dal padreper via genetica. Sarà lui a presentargli un vecchio Sartre nel bar Deux Magots, il ritrovo informale di intellettuali e spiriti liberi, o a portarlo a vedere McEnroe o Lendl giocare.

Il testo diventa quasi un documento di auto-analisi del giovane Libero che, se all’inizio cerca un mero sfogo genitale, alla fine quasi riesce nell’arduo compito di far convergere in un’unica persona il desiderio di erotismo e la necessità di essere amato. Quando incontra la maestosa Anna tocca a lui bere l’amaro calice del tradimento perché per averla deve portarla via a un suo carissimo amico di infanzia.

La narrazione tiene bene lo svolgersi del tempo di Libero nelle sue alterne vicende, con momenti descrittivi indovinati. Tuttavia si avverte spesso come una necessità all’elencazione di sentimenti, di pensieri, di azioni, un elenco scritto bene ma senza emozione. Sembra quasi di sentire la voce di Libero che racconta la sua vita con monotonia, senza coinvolgimento. Questo tono anaffettivo rende le vicende piatte, talvolta asettiche, e di certo rovina lo spirito promesso dal titolo.

 

 

 

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