A Fatima, per non morire un’altra volta

di Denata Ndreca

La fuga da casa a soli diciasette anni
per poter stare accanto all'uomo che ami
I giorni vissuti in una casa famiglia,
altri passati in strada - giorni di agonia.

Disteso il corpo senza nome,

dista alcuni metri la tua borsetta.
Si ferma tutto -
alla Stazione di Pontedera.
Per la ragazza marocchina -

Ultima meta.

È di transito quel treno
che percorrerà il tuo tronco,
per il mondo - nient'altro che disagio -
ritardo di un arrivo o di una partenza,
i cronisti presenti sul luogo, con la loro
- spero - finta freddezza.

25 Novembre 2018 ore 17,00

Alla Stazione di Pontedera si scusano per il ritardo. Sui binari, un corpo all'improvviso si è gettato.

Fatima (forse un nome inventato dai giornalisti) - diciotto anni, porta in grembo una vita di soli tre mesi e l'ultimo periodo lo ha trascorso tra casa famiglia e altri luoghi, dove ha cercato di raggiungere un amore - luoghi forse - che da una vita l'hanno avvolta nell'invisibile velo incellofanato della solitudine, fino all'ultimo momento, fino allo schianto, fino al cielo.
Ho finito le domande senza risposte, non sono riuscita ad incontrare la sua famiglia dalla quale si era allontanata. Non ho potuto fare altro che parlare di quel giorno e di lei - ovunque - il "tempo negato" è andato e con quelli che si è fermato, perché verso un omicida siamo tutti colpevoli...
Ed oggi, per non lasciarla sola di nuovo e per non vederla morire un'altra volta, la ricordo così:

Seno senza latte,
bocche affamate.
Camino senza legna,
tavolo senza cena

il tempo è fermo
l'orologio tic - tac va.
Pallido il volto di ragazza madre
che il suo frutto maledirà.

Stazione ferroviaria di Pontedera.
Il treno di transito
sopra il corpo
della ragazza marocchina,

frena.

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