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	<title>clanDestino</title>
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	<description>trimestrale di letteratura e poesia</description>
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		<title>clanDestino III, 2011 &#8211; &#8220;Carlo Bo (1911-2011) e il tempo dell&#8217;Ermetismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 14:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ermetismo, fu vera gloria? Nel centenario (quasi) dimenticato della nascita di Carlo Bo, siamo tornati a sfogliare le pagine di un’epoca della poesia italiana che, se come “scuola” (e tale fu, con alle spalle un poderoso esercito critico – da Serra a Cecchi, da Gargiulo a De Robertis, Solmi, Falqui, Ferrata, Contini…), si può situare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clanDestino-3-2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-497" title="clanDestino 3-2011" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clanDestino-3-2011-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a><span style="color: #000000;">Ermetismo, fu vera gloria? Nel centenario (quasi) dimenticato della nascita di Carlo Bo, siamo tornati a sfogliare le pagine di un’epoca della poesia italiana che, se come “scuola” (e tale fu, con alle spalle un poderoso esercito critico – da Serra a Cecchi, da Gargiulo a De Robertis, Solmi, Falqui, Ferrata, Contini…), si può situare in un ventennio preciso, 1925-45 con al centro gli anni Trenta, come influenza abbraccia un tempo più vasto. Anzi, alcuni dei caratteri fondamentali della poesia ermetica durano probabilmente tuttora, con buona pace dei voltatori di pagina a oltranza. Per ricordarceli prendiamo le parole di uno dei tanti studiosi, Giuseppe Petronio, la cui sintesi è degli anni Ottanta: “Lo scrittore (ermetico) scrive in modo da trasferire il lettore dalla realtà in un mondo di mito: con l’insistenza su poche, sempre uguali parole; con la scelta accurata di parole ritenute “musicali”; (…) con il ricordo frequente a un tono sentenzioso ed epigrammatico; con l’uso (spesso un abuso: lo confessa Ungaretti) di forme ellittiche e pregnanti”. La prevalenza della musica, vale ricordarlo, viene dal vero padre degli ermetici, spesso misconosciuto a favore dei francesi, cioè Dino Campana, il quale aveva affermato che le sue poesie erano “effetti musicali” o, altrove, “note musicali”; e che il compito massimo del poeta fosse quello di scavare una forma compiuta, unica, concentrata e ricca di significato è condensato bene dall’espressione “moralità della forma” che usa Sergio Solmi. Eh sì, ci sono stati nel cuore del Novecento e ci sono persone che scrivono poesie le quali ritengono di assolvere ai loro doveri verso la storia, gli altri uomini e, probabilmente, verso Dio scrivendo buoni versi. E la storia, poi, registra una sostanziale assenza dei poeti verso di essa, proprio a cominciare dall’epoca ermetica, che fu in controtendenza rispetto a quelle precedenti. Veramente Oreste Macrì afferma il contrario: l’ermetismo fu il movimento più “europeo” della letteratura italiana; in tutti i casi è difficile non registrare una distanza siderale tra lettori e poeti, mai come ai livelli di oggi, che sia o no colpa dell’ermetismo (ma forse, un po’, sì). Rimane la domanda: è poi cambiata così tanto la situazione della poesia italiana dagli anni Trenta a oggi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>Gianfranco Lauretano</em></span></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Biblioteca di clanDestino &#8211; <em>allegato al n° 3, 2011</em></span></h3>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/lorca-x-sito1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="lorca x sito" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/lorca-x-sito1-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Maria Maddalena e altri inediti</strong></em>, di Federico García Lorca</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Versione italiana con testo a fronte a cura di Piero Menarini</span></p>
<p style="text-align: right;">
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		<title>clanDestino II, 2011 &#8211; &#8220;Vorrei dirti di una luce che non va mai via&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 09:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel medioevo chi viaggiava di città in città (mercanti, religiosi, viaggiatori di vario tipo&#8230;) recava con sé, in forma di racconto, notizie e novità degli avvenimenti di cui veniva a sapere. Questa è probabilmente l’origine della novella, diventata nei secoli un genere letterario: una sorta di giornalismo orale, spesso abbellito con particolari fantastici e perfino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clanD-2-2011-x-sito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-479" title="clanD 2-2011 x sito" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clanD-2-2011-x-sito-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel medioevo chi viaggiava di città in città (mercanti, religiosi, viaggiatori di vario tipo&#8230;) recava con sé, in forma di racconto, notizie e novità degli avvenimenti di cui veniva a sapere. Questa è probabilmente l’origine della novella, diventata nei secoli un genere letterario: una sorta di giornalismo orale, spesso abbellito con particolari fantastici e perfino trascendentali, oppure molto terreni e concreti. Il raccontare divenne, in un arco di tempo neppure troppo esteso, una vera e propria arte, come dice Kundera a proposito del romanzo, e il punto di focalizzazione di questo processo può essere considerato l’opera di Boccaccio. Che ne è oggi dell’arte del racconto? A che punto siamo? La difficoltà degli editori a pubblicare raccolte di racconti, congiunta ad un apprezzamento del pubblico poco favorevole sembrano suggerire una difficoltà di questo genere; ma è proprio così? Mentre impaginiamo questo numero arrivano addirittura in edicola iniziative che indicano l’opposto, come quella del <em>Corriere della sera</em> che ha deciso di accludere periodicamente proprio un racconto “a un euro”, informandoci, mercoledì 1 giugno, che “oggi si preferisce questo genere alla storia classica” e che per il racconto “ormai è svanito quel certo senso di inferiorità rispetto al romanzo”. La cosa è discutibile, anche perché gli autori coinvolti ad hoc in questa iniziativa vengono dal romanzo leggero di questi anni, di cassetta, spesso mutuato dalla televisione: Roberto Saviano (che ormai dobbiamo puntualmente beccarci, come l’influenza annuale), e, addirittura, Fabio Volo e Daria Bignardi! Se la rinascita del racconto italiano deve passare da questi nomi, forse occorrerà attendere ancora un po’. Senza perdere la speranza, però. Ecco perché, accanto al tema dei racconti (e ad un’antologia di esempi che proponiamo, ritenendola migliore di quella del Corrierone) partiamo con l’opera di Claudio Damiani, uscita l’anno scorso con una antologia che ne ripropone il percorso e che continua la nostra riflessione sulla poesia del 2010.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>Gianfranco Lauretano</em></span></p>
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		<title>clanDestino I, 2011 &#8211; &#8220;Una fertile permanenza dell&#8217;amore&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 14:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’istituzione della poesia come “ente” è un portato romantico che continua tutt’oggi, persino rinvigorito. Ma, come credo commenterebbe uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, Massimo Morasso, si tratta di una lettura tralignata del Romanticismo – almeno di quello iniziale, che fu opera di un gruppo ristrettissimo di scrittori, aventi in Novalis l’emergenza poetica esemplare. Un’altra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clan-1-2011-x-sito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-470" title="clan 1-2011 x sito" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clan-1-2011-x-sito-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a><span style="color: #000000;">L’istituzione della poesia come “ente” è un portato romantico che continua tutt’oggi, persino rinvigorito. Ma, come credo commenterebbe uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, Massimo Morasso, si tratta di una lettura tralignata del Romanticismo – almeno di quello iniziale, che fu opera di un gruppo ristrettissimo di scrittori, aventi in Novalis l’emergenza poetica esemplare. Un’altra ottima poetessa, Francesca Serragnoli, aggiungerebbe che la Poesia con la P maiuscola è solo un nome proprio collettivo, il modo di designare con un’aura di rispetto l’insieme delle poesie riuscite dei poeti insigni. La poesia come entità non esiste, altrimenti sarebbe una divinità. Di tutte le critiche che si possono fare a “clanDestino” e a chi lo scrive (alcune pubblicate anche su questo numero) non c’è sicuramente quella della mescolanza tra letteratura e religione. Il percorso della poesia dal Romanticismo in qua ha certamente portato a scoperte assai importanti, legate ad esempio ad una straordinaria fioritura stilistica e ad uno svincolamento portentoso delle potenzialità della parola poetica, come conseguenza della libertà raggiunta dai vincoli metrici della tradizione. Ma ha condotto anche all’istituzione della poesia come ente autonomo (e sempre più autoreferenziale): ne fa fede la critica che Mengaldo, nella sua antologia della poesia del Novecento, fa a Betocchi, laddove ne denuncia la debolezza nel basare la consistenza, anche estetica, della sua opera su campi esterni al poetico. La crescente centralizzazione della parola accomuna simbolismo ed ermetismo, persino le varie ondate dello sperimentalismo con le posizioni dei poeti nati negli anni ’50 e attivi dagli ’80. La nuova arcadia del ’900 è la Parola; ma l’arcadia, si sa, col tempo è stucchevole ed illeggibile. L’unico arcade che ancora leggiamo è Juan de la Cruz, che nei commenti alle proprie poesie rimandava lo scioglimento della loro metafora ad un campo esterno, appunto, al poetico. </span><em><span style="color: #000000;">(continua nella prima pagina)</span></em></p>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></div>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Biblioteca di clanDestino -</span><em><span style="color: #000000;"> allegato al n° 1, 2011</span></em></h3>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/Anabasi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-471" title="Anabasi" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/Anabasi-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a><strong><span style="color: #000000;">Anabasi</span></strong><span style="color: #000000;">, </span></em><span style="color: #000000;">di Saint-John Perse</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">a cura di Maria Luisa Vezzali &#8211; traduzione di Rossella Pedone</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Libro vincitore, per la lingua francese, della prima edizione del concorso di traduzione DROMOS.</span></p>
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		<title>clanDestino IV, 2010 &#8211; &#8220;L&#8217;onere della leggerezza&#8221;</title>
		<link>http://www.rivistaclandestino.com/2011/03/04/libreria/clandestino-iv-2010-lonere-della-leggerezza/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 11:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse, morto Calvino, è morta anche la narrativa italiana, anzi, l’ha uccisa lui, e non solo per aver scritto Il castello dei destini incrociati, dove si tenta goffamente di mettere in atto la morte del romanzo, quanto perché, come dice Massimo Morasso in questo numero, egli va in Sudamerica (e in Francia) a cercare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clanDestino-4-2010-x-sito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-394" title="clanDestino 4-2010 x sito" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/clanDestino-4-2010-x-sito-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a><span style="color: #000000;">Forse, morto Calvino, è morta anche la narrativa italiana, anzi, l’ha uccisa lui, e non solo per aver scritto </span><em><span style="color: #000000;">Il castello dei destini incrociati</span></em><span style="color: #000000;">, dove si tenta goffamente di mettere in atto la morte del romanzo, quanto perché, come dice Massimo Morasso in questo numero, egli va in Sudamerica (e in Francia) a cercare la sua ispirazione; direi, la sua tradizione. Uscendo dal paradosso, anche per non sopravvalutare il già troppo valutato Calvino, rimane il fatto che la narrativa, dopo gli anni Ottanta, appare, se non defunta, gravemente tramortita. Tra i fattori della mancanza di opere valide sta il degrado di gusto e l’avidità di chi sceglie (e impacchetta) i romanzi per la grande editoria, unita a quella dei docenti delle facoltà di lettere, spesso boriosi grassatori di stipendi statali. Crisi più grave se si pensa che la narrativa italiana aveva una robusta tradizione di autori sintonizzati con la migliore narrativa europea ed americana, le cui opere erano tradotte e apprezzate anche all’estero. Cos’è successo allora, in Italia? Si deve pur ammettere, infatti, che la narrativa non è affatto in crisi in America, in Europa orientale e occidentale, persino nei paesi arabi o in Estremo Oriente, dove fioriscono tuttora autori che sanno raccontare il presente ai loro lettori, più curiosi dei nostri. Ciò che i dirigenti, i “calvinisti” editoriali ed accademici hanno dunque provocato è una rottura con una tradizione che c’era, dimenticando la peculiare identità di valori, di storia, di fede, di idealità politiche e sociali, di costruzione che modellavano il nostro ben distinto e ammirato carattere (“Italia, maestra di umanità” dice ancora qualcuno nel mondo) e, persino, lo sviluppo drammatico, ma affascinante, della lingua nazionale: oggi i giovani scrittori leggono ed imitano solo gli autori stranieri, col risultato di scrivere in un italiano al grado zero, quasi il prodotto di un maldestro traduttore dall’inglese.</span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></p>
<p style="text-align: right;">
<h3 style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;">Biblioteca di clanDestino</span> &#8211; allegato al n° 4, 2010</span></em></h3>
<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/poesia-presente-def.jpg"><img class="size-medium wp-image-402 aligncenter" title="poesia presente def" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/poesia-presente-def-211x300.jpg" alt="" width="169" height="240" /></a></span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><strong>Poesia Presente. In Italia dal 1975 al 2010<span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, di Francesco Napoli</span></span></strong></span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;">Francesco Napoli (1959), è critico letterario, consulente editoriale e giornalista. Ha pubblicato numerosi saggi sulla poesia italiana contemporanea in riviste specializzate quali &#8220;Prospettive Settanta&#8221;, &#8220;Otto e Novecento&#8221;, &#8220;ClanDestino&#8221;, &#8220;Atelier&#8221; e &#8220;Poesia&#8221;.</span></span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>clanDestino III, 2010 &#8211; &#8220;La semina d&#8217;odio del Novecento&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 12:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Némirovsky, Hillesum, Céline, Mandel’sˇtam, Camus&#8230; quanti scrittori del Novecento e di oggi sono stati toccati dall’odio? Qui presentiamo solo un piccolo campionario di una schiera di testimoni che con la loro opera attestano la semina di odio del secolo scorso e che non sembra cessare oggi. In modo apparentemente inspiegabile il progresso della scienza, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20104.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-438" title="2010" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20104-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Némirovsky, Hillesum, Céline, Mandel’sˇtam, Camus&#8230; quanti scrittori del Novecento e di oggi sono stati toccati dall’odio? Qui presentiamo solo un piccolo campionario di una schiera di testimoni che con la loro opera attestano la semina di odio del secolo scorso e che non sembra cessare oggi. In modo apparentemente inspiegabile il progresso della scienza, la diffusione di modi di vita più progrediti e del benessere (ancorché tuttora privilegio di una minoranza), l’estendersi della democrazia e dei diritti civili ha visto parallelamente il dispiegarsi di un odio inedito tra i popoli e all’interno di ogni società, di ideologie estese e distruttive, uno scatenamento di male e di violenza che non ha pari in epoche precedenti, checché qualcuno possa affermare, a torto,che un certo “tasso” di male sia sempre esistito; ma a questi livelli, no! Pare che una volontà caparbia e maligna si sia scatenata da più di cent’anni contro una stoffa, un intreccio di rapporti e relazioni che hanno permesso all’umanità, attraverso un cammino di millenni non privo di arretramenti e immani sofferenze, di giungere agli strabilian­ti progressi degli ultimi decenni. Come al solito gli scrittori più dotati documentano in modo acuto la situazione contemporanea: quante opere sulla crisi del rapporto col mondo, sulla perdita dell’umano, sull’impossibilità di rompere l’estraneità che ci divide, sul male di vive­re&#8230; e quanti scrittori, addirittura, suicidi&#8230; Questo dato di fatto, accet­tato come tale e neppure più messo in discussione, rimane in realtà misterioso: perché non possiamo più distinguere il bene? Perché siamo ormai intrisi di un vasto senso di decadenza? Non è affatto di tutti i tempi, anzi, e non è affatto normale. La risposta relativista, che si ammanta della retorica della libertà e del rispetto della verità altrui (per carità, sacrosanta), è un’opzione da codardi, da chi è sterile e non ha ultimamente più nulla da tramandare. La nostra tradizione, il nostro passato sono grandi e gloriosi. Ma noi, cosa siamo diventati?</span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em><em></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>clanDestino II, 2010 – “L’Europa che ha inventato il finito” (Milo De Angelis)</title>
		<link>http://www.rivistaclandestino.com/2010/12/18/libreria/clandestino-ii-2010-leuropa-che-ha-inventato-il-finito-milo-de-angelis/</link>
		<comments>http://www.rivistaclandestino.com/2010/12/18/libreria/clandestino-ii-2010-leuropa-che-ha-inventato-il-finito-milo-de-angelis/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 18:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proviamo a riflettere sull’Europa. Di cosa si tratta? Cosa contraddistin­gue e unisce gli Europei? Essi esistono, poi? La questione è emersa a intermittenza nel corso della storia. In talune epoche non si è neppure posta, o perché non ci si poneva il problema o perché era considerato risolto, mentre oggi la domanda vien fatta con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20103.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-436" title="2010" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20103-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Proviamo a riflettere sull’Europa. Di cosa si tratta? Cosa contraddistin­gue e unisce gli Europei? Essi esistono, poi? La questione è emersa a intermittenza nel corso della storia. In talune epoche non si è neppure posta, o perché non ci si poneva il problema o perché era considerato risolto, mentre oggi la domanda vien fatta con insistenza, quando sem­bra che dovrebbe essere il contrario, dato l’avanzato progresso di unità politica ed economica di decine di paesi del Vecchio Continente. Eppure ricordiamo che pochi decenni fa gli Europei si sono scannati in guerre mondiali: essi fino a metà del ventesimo secolo semplicemente non esi­stevano e al loro posto abitavano le stesse terre Italiani, Tedeschi, Inglesi, Spagnoli&#8230; In certi periodi storici l’Europa ha già conosciuto l’unità, come quando i Romani ne assoggettarono e civilizzarono la mag­gior parte. Ma popoli diversi possono essere unificati da motivi differen­ti: un comune ideale religioso, o un nemico o un sistema tirannico. Il Cristianesimo ha unificato l’Europa per millenni, nonostante le divisio­ni politiche che separavano nazioni accomunate dalla stessa fede. Per fino le Crociate hanno visto muovere Europei di diversa provenienza contro un comune nemico. Oggi l’Europa forma un organismo politico unito. Su cosa lo unisca ognuno può dire la sua e lo facciamo anche noi in que­sto numero. Riflettiamo, qui, sul ruolo che la poesia, l’arte e la cultura hanno nel “mettere insieme” le persone, soprattutto in prossimità di certi snodi storici. Uno di questi lo abbiamo individuato nel delicato periodo tra Otto e Novecento, continuato poi nei primi decenni del Novecento,quando sorgono movimenti artistici determinanti della nostra storia e vengono pubblicate le opere di poesia più importanti. Parliamo delle esperienze del postsimbolismo ma anche di un grande “naturalizzato”come Ezra Pound, tuttora attive; evochiamo l’idea molto precisa che aveva Maria Zambrano sulla natura dell’identità europea; presentiamo la visione assolutamente originale e controcorrente di G. K. Chesterton di un’Inghilterra “romana” e medievale.</span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></p>
<p style="text-align: right;">
<h3 style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;">Biblioteca di clanDestino</span> &#8211; allegato al n°2, 2010</span></em></h3>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/Poesia-Visioni-di-Mussapi2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-406" title="Poesia, Visioni di Mussapi" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/Poesia-Visioni-di-Mussapi2-214x300.jpg" alt="" width="171" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"> </span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #000000;">Poesia, Visioni &#8211; Dialoghi con Massimo Morasso</span></strong><span style="font-style: normal;"><span style="color: #000000;">, di Roberto Mussapi</span></span></span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;"><span style="color: #000000;">Il dialogo, pubblicato nella collana <em>Biblioteca di clanDestino</em>, è frutto di incontri fra Roberto Mussapi e Massimo Morasso avvenuti nel periodo 2007-2009.</span></span></span></em></p>
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		<title>clanDestino I, 2010 – “Noi pensiamo con le ombre delle parole” (Vladimir Nabokov)</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 18:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ripartire con una rivista rinnovata potrebbe essere vano se fosse solo una questione formale che riguarda l’indice, l’organizzazione delle rubriche, l’ampliamento delle tematiche. Tutte cose che ci sono comunque, come sanno gli amici lettori ai quali era stato preannun­ciato che troveranno in questo numero rubriche nuove, allargate alla poesia degli altri paesi, alla narrativa, ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20105.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-440" title="2010" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20105-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Ripartire con una rivista rinnovata potrebbe essere vano se fosse solo una questione formale che riguarda l’indice, l’organizzazione delle rubriche, l’ampliamento delle tematiche. Tutte cose che ci sono comunque, come sanno gli amici lettori ai quali era stato preannun­ciato che troveranno in questo numero rubriche nuove, allargate alla poesia degli altri paesi, alla narrativa, ai classici, alla letteratura a scuola, alle lettere dei lettori. Ma se si trattasse solo di una ristruttu­razione la novità si esaurirebbe in breve tempo. Occorre invece met­tere a fuoco il cuore della poesia e della letteratura così come si è andato svelando attraverso il nostro lavoro di questi ultimi mesi e che si potrebbe riassumere velocemente in questo: </span><em><span style="color: #000000;">la parola non è la sorgente del senso</span></em><span style="color: #000000;">, neppure la parola poetica. Questo è l’equivoco alimentato dai poeti, direi in modo particolare in Italia, che mette addirittura in pericolo la letteratura, come avvertono personaggi del calibro di Todorov o Hadjadj, da noi recentemente incontrati. Non si tratta solo dello strutturalismo e della crisi dell’insegnamento delle lettere, del deragliamento rischioso dato dalle avanguardie al rappor­to con l’umanesimo, ma anche dell’esatto contrario, di quell’atteg­giamento quasi religioso per cui, per dirla alla Milo De Angelis, </span><em><span style="color: #000000;">il mondo sarebbe il nulla intorno alla parola</span></em><span style="color: #000000;">, essendo questa l’unico punto di luce e realtà sensata in mezzo alla generale sconnessione della poesia e dell’arte. Anche su questo abbiamo riflettuto e, mi dispiace, non è così per noi. Rimangono ancora le cose e i fatti,rimangono il mondo e la storia; in essi uno sguardo poetico sa leg­gere segni di spessore infinitamente maggiore delle apparenze dell’i­deologia dello spettacolo, ad esempio (il vero nemico contempora­neo dell’essere) e, con molto lavoro ma, insieme, un po’ misteriosa­mente -“per grazia” dicono gli </span><em><span style="color: #000000;">old style people</span></em><span style="color: #000000;">- tenta di restituirli con la parola/evento della poesia.</span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></p>
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		<title>clanDestino IV, 2009 &#8211; “Fiutare un autore”</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciao ciao vecchio “clanDestino” Siamo come Marinetti Dopo ventuno anni e rotti di pubblicazioni abbiamo voglia di cambiare. Il fatto è che la letteratura non è come due decenni fa. È la scoperta di questi mesi, vissuti da poeti, critici, scrittori, insegnanti, facendo lettera­tura dentro e fuori queste pagine, incontrando tante persone che, fregan­dosene del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/2009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-409" title="2009" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/2009-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Ciao ciao vecchio “clanDestino”</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Siamo come Marinetti</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo ventuno anni e rotti di pubblicazioni abbiamo voglia di cambiare. Il fatto è che la letteratura non è come due decenni fa. È la scoperta di questi mesi, vissuti da poeti, critici, scrittori, insegnanti, facendo lettera­tura dentro e fuori queste pagine, incontrando tante persone che, fregan­dosene del lamento generale e della mancanza di lettori (che noi ad ogni buon conto abbiamo), continua ad amare e a proporre la letteratura. </span><strong><span style="color: #000000;">È una voglia alla Marinetti di mandare a quel paese i luoghi comuni, so­prattutto la mancanza di ricerca di senso che è il vero freno alla rina­scita degli studi umanistici</span></strong><span style="color: #000000;">, come ci avvisava il filosofo francese Fabri­ce Hadjadj qualche numero fa. Una ventata di novità che, con ogni be­neficio di inventario per gli esiti letterari, sentirono i Futuristi cento an­ni fa, quando pubblicarono il Manifesto, qui riproposto perché uno dei difettacci dei poeti d’oggi è di parlare spesso di ciò che non si è letto, per­dendo stimoli e significati che invece la tradizione non smette di traman­dare.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Come nasce un autore</span></strong><span style="color: #000000;">?<em></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla fine di quest’anno vogliamo riflettere ancora su come fare a ricono­scere e proporre un autore. Perciò parliamo del Premio Nobel Herta Müller, la cui nomina ha fatto cadere dalle nuvole gli Italiani: per trova­re un suo libro pubblicato con un editore di (relativa) diffusione naziona­le bisogna spulciare nel catalogo di Marsilio dove il romanzo </span><em><span style="color: #000000;">In viag­gio su una gamba sola</span></em><span style="color: #000000;">, uscito nel 1989, era ampiamente esaurito. Il pic­colo editore Keller ha invece l’edizione più fresca del Nobel e questo la dice lunga sullo stato in cui sono i nostri “grandi” editori, ridotti a pub­blicare robaccia da mercato, da Totti a Vespa ad Augias, e incapaci di scovare persino un probabile Nobel. Si potrà pur discutere se la Müller lo meritasse o no, ma certamente </span><strong><span style="color: #000000;">editori e lettori delle grandi case editri­ci andrebbero licenziati in tronco al solo sospetto di chissà quali altre opere ci stanno facendo perdere</span></strong><span style="color: #000000;">. Sono loro oggi gli stantii accademici da museo contro cui si scagliava cent’anni fa Marinetti.</span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>clanDestino III, 2009 &#8211; &#8220;E se la felicità non esiste, che cos&#8217;è dunque la vita?&#8221; (Giacomo Leopardi)</title>
		<link>http://www.rivistaclandestino.com/2009/12/09/libreria/clandestino-iii-2009-e-se-la-felicita-non-esiste-che-cose-dunque-la-vita-giacomo-leopardi-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 11:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In certe facoltà umanistiche, sulle terze pagine e nei discorsi di chi pensa di pensare va di moda squalificare la ricerca della verità o della bellezza, della giustizia o del significato della vita. Con la stessa presunzione di Sapegno che bollava di “adolescenziali” le domande di Leopardi (Dio mio, in che mani è stata ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20091.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-414" title="2009" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20091-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a><span style="color: #000000;">In certe facoltà umanistiche, sulle terze pagine e nei discorsi di chi pensa di pensare va di moda squalificare la ricerca della verità o della bellezza, della giustizia o del significato della vita. Con la stessa presunzione di Sapegno che bollava di “adolescenziali” le domande di Leopardi (Dio mio, in che mani è stata ed è la ricerca letteraria!) i nuovi soloni del nichilismo, tanto più vecchi quanto più di giovane età, ci ripetono che porsi le domande che per noi sono costitutive del DNA umano (ma per altri evidentemente no) è qualcosa di superato, di banale, di tedioso. Anzi, dicono, di “reazionario” – è questa la parola di moda adesso.</span></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 58px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="color: #000000;">Bene, se così è, rivendichiamo il diritto democratico di essere reazionari, convinti però dell’esatto contrario: è veramente progressista solo chi si pone, con la sua scrittura, con l’opera del fare e dell’ascoltare, con onestà e continuità, le eterne questioni dell’uomo. Cosa sia il resto, poi, non ne abbiamo idea alla fin fine. Cosa dice una poesia, o un racconto che ignori l’ipotesi stessa e ultima della bellezza, della verità e della giustizia? Qualcuno ce lo spieghi. Chi scrive affermando il nulla non può in definitiva che raccontarci del solito “abisso orrido, immenso,/ ov’ei precipitando il tutto oblia”. Che faccia pure, ognuno è libero di farsi del male come vuole. Ma non di farlo a noi.</span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 58px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="color: #000000;">Come avrete capito, la presenza sempre affascinante e vitalizzante di Leopardi si fa sentire su questo numero. Contrariamente ad una certa vulgata triste, tragica e nichilista (il “pessimismo leopardiano” è uno dei luoghi comuni più antipatici della scuola italiana) la lettera e il commento che pubblichiamo vi darà suggerimenti nuovi. Con la parte centrale di questo numero segnalo infine il desiderio di stare di fronte ad alcuni recenti lavori di pensiero, critica letteraria e poesia che, nel bene e nel male, hanno stimolato la nostra riflessione.</span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 58px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Bene, se così è, rivendichiamo il diritto democratico di essere reazionari, convinti però dell’esatto contrario: è veramente progressista solo chi si pone, con la sua scrittura, con l’opera del fare e dell’ascoltare, con onestà e continuità, le eterne questioni dell’uomo. Cosa sia il resto, poi, non ne abbiamo idea alla fin fine. Cosa dice una poesia, o<span style="color: #000000;"> un racconto che ignori l’ipotesi stessa e ultima della bellezza, della verità e della giustizia? Qualcuno ce lo spieghi. Chi scrive affermando il nulla non può in definitiva che raccontarci del solito “abisso orrido, imme</span></span><span style="color: #000000;">nso,/ ov’ei precipitando il tutto oblia”. Che faccia pure, ognuno è libero di farsi del male come vuole. Ma non di farlo a noi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000000;">Come avrete capito, la presenza sempre affascinante e vitalizzante di Leopardi si fa sentire su questo numero. Contrariamente ad una certa vulgata triste, tragica e nichilista (il “pessimismo leopardiano” è uno dei luoghi comuni più antipatici della scuola italiana) la lettera e il commento che pubblichiamo vi darà suggerimenti nuovi. Con la parte centrale di questo numero segnalo infine il desiderio di stare di fronte ad alcuni recenti lavori di pensiero, critica letteraria e poesia che, nel bene e nel male, hanno stimolato la nostra riflessione. </span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000000;"><em><span style="color: #000000;"><br />
</span></em></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Biblioteca di clanDestino &#8211; </span><span style="color: #000000;"><em><span style="color: #000000;">allegati al n° 3, 2009</span></em></span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #808080;">Vincitori della seconda edizione del Premio di Poesia clanDestino 200</span><span style="color: #808080;">9</span></span></h3>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-style: normal; font-weight: normal;"><span style="color: #000000;">La giuria ha decretato i vincitori del Premio di Poesia clanDestino 2009!!!</span></span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="font-style: normal; font-weight: normal;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/Nellarcipelago-cresce-lisola1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-417" title="Nell'arcipelago cresce l'isola" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/Nellarcipelago-cresce-lisola1-214x300.jpg" alt="" width="150" height="210" /></a><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span> </span></span></em></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span> </span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Paola Ballerini</span></strong><span style="color: #000000;"> ha vinto il primo Premio nella sezione Opera Prima con la raccolta </span><em><span style="color: #000000;">Nell&#8217;arcipelago cresce l&#8217;isola</span></em><span style="color: #000000;">.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #000000;">Corrado Bagnoli</span></strong><span style="color: #000000;"> ha vinto il </span></span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">primo Premio nella sezione Inedito con la raccolta </span><em><span style="color: #000000;">In tasca e dentro gli occ</span></em></span><em><span style="color: #000000;">hi</span></em><span style="color: #000000;">.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/In-tasca-e-dentro-gli-occhi4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-423" title="In tasca e dentro gli occhi" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/In-tasca-e-dentro-gli-occhi4-221x300.jpg" alt="" width="155" height="210" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>clanDestino II, 2009 &#8211; &#8220;Dove vive la poesia&#8221;</title>
		<link>http://www.rivistaclandestino.com/2009/10/28/libreria/clandestino-ii2009-dove-vive-la-poesia/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 11:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è ciò che si insegna nella maggior parte delle facoltà di Lettere. Ciò che davvero ci interessa è stare in tutte quelle realtà dove la letteratura vive.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Infatti, contro il pessimismo di tanti che si lamentano, la poesia vive in molti luoghi, è letta e ascoltata. Si tratta semplicemente di lavorare insieme alle persone che percorrono una umanissima ricerca della verità e della bellezza. Un’abbonata incontrata personalmente giorni fa, un’insegnante, mi ha rivelato di aver aperto per la prima volta la poesia di Bertolucci dopo aver letto l’intervista a Lagazzi sul poeta parmense del numero scorso. Miglior complimento non poteva farci: se redarre una rivista serve a far conoscere il meglio della letteratura contemporanea, la fatica vale la pena.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Abbiate la curiosità di avventurarvi nei veri e propri incontri di questo numero: Luzi, Montale, Sereni, Pasolini (e Baldassari), Zanzotto e persino Roversi (dico “persino” perché Roversi, più di vent’anni fa, quando il gruppo di neo-laureati bolognesi che eravamo decise di iniziare questa rivista, ci disse: “Non leggerò mai clanDestino” aderendo al provincialismo ideologico che alligna in città. Ma noi vagliamo e tratteniamo il valore ovunque sia, da qui l’accoglienza a Roversi), poi chiudete la rivista e continuate l’avventura direttamente sull’opera degli scrittori, come ha fatto la lettrice di cui sopra. E portateli con voi, magari dove lavorate, soprattutto (ma non solo) se insegnate.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Gianfranco Lauretano</div>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20094.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-429" title="2009" src="http://www.rivistaclandestino.com/wp-content/uploads/20094-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è ciò che si insegna nella maggior parte delle facoltà di Lettere. Ciò che davvero ci interessa è stare in tutte quelle realtà dove la letteratura vive.Infatti, contro il pessimismo di tanti che si lamentano, la poesia vive in molti luoghi, è letta e ascoltata. Si tratta semplicemente di lavorare insieme alle persone che percorrono una umanissima ricerca della verità e della bellezza. Un’abbonata incontrata personalmente giorni fa, un’insegnante, mi ha rivelato di aver aperto per la prima volta la poesia di Bertolucci dopo aver letto l’intervista a Lagazzi sul poeta parmense del numero scorso. Miglior complimento non poteva farci: se redarre una rivista serve a far conoscere il meglio della letteratura contemporanea, la fatica vale la pena.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Abbiate la curiosità di avventurarvi nei veri e propri incontri di questo numero: Luzi, Montale, Sereni, Pasolini (e Baldassari), Zanzotto e persino Roversi (dico “persino” perché Roversi, più di vent’anni fa, quando il gruppo di neo-laureati bolognesi che eravamo decise di iniziare questa rivista, ci disse: “Non leggerò mai clanDestino” aderendo al provincialismo ideologico che alligna in città. Ma noi vagliamo e tratteniamo il valore ovunque sia, da qui l’accoglienza a Roversi), poi chiudete la rivista e continuate l’avventura direttamente sull’opera degli scrittori, come ha fatto la lettrice di cui sopra. E portateli con voi, magari dove lavorate, soprattutto (ma non solo) se insegnate.</span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Gianfranco Lauretano</span></em></p>
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