clanDestino II,2009 Dove vive la poesia

Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è ciò che si insegna nella maggior parte delle facoltà di Lettere. Ciò che davvero ci interessa è stare in tutte quelle realtà dove la letteratura vive.
Infatti, contro il pessimismo di tanti che si lamentano, la poesia vive in molti luoghi, è letta e ascoltata. Si tratta semplicemente di lavorare insieme alle persone che percorrono una umanissima ricerca della verità e della bellezza. Un’abbonata incontrata personalmente giorni fa, un’insegnante, mi ha rivelato di aver aperto per la prima volta la poesia di Bertolucci dopo aver letto l’intervista a Lagazzi sul poeta parmense del numero scorso. Miglior complimento non poteva farci: se redarre una rivista serve a far conoscere il meglio della letteratura contemporanea, la fatica vale la pena.
Abbiate la curiosità di avventurarvi nei veri e propri incontri di questo numero: Luzi, Montale, Sereni, Pasolini (e Baldassari), Zanzotto e persino Roversi (dico “persino” perché Roversi, più di vent’anni fa, quando il gruppo di neo-laureati bolognesi che eravamo decise di iniziare questa rivista, ci disse: “Non leggerò mai clanDestino” aderendo al provincialismo ideologico che alligna in città. Ma noi vagliamo e tratteniamo il valore ovunque sia, da qui l’accoglienza a Roversi), poi chiudete la rivista e continuate l’avventura direttamente sull’opera degli scrittori, come ha fatto la lettrice di cui sopra. E portateli con voi, magari dove lavorate, soprattutto (ma non solo) se insegnate.
Gianfranco Lauretano

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Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è ciò che si insegna nella maggior parte delle facoltà di Lettere. Ciò che davvero ci interessa è stare in tutte quelle realtà dove la letteratura vive.Infatti, contro il pessimismo di tanti che si lamentano, la poesia vive in molti luoghi, è letta e ascoltata. Si tratta semplicemente di lavorare insieme alle persone che percorrono una umanissima ricerca della verità e della bellezza. Un’abbonata incontrata personalmente giorni fa, un’insegnante, mi ha rivelato di aver aperto per la prima volta la poesia di Bertolucci dopo aver letto l’intervista a Lagazzi sul poeta parmense del numero scorso. Miglior complimento non poteva farci: se redarre una rivista serve a far conoscere il meglio della letteratura contemporanea, la fatica vale la pena.

Abbiate la curiosità di avventurarvi nei veri e propri incontri di questo numero: Luzi, Montale, Sereni, Pasolini (e Baldassari), Zanzotto e persino Roversi (dico “persino” perché Roversi, più di vent’anni fa, quando il gruppo di neo-laureati bolognesi che eravamo decise di iniziare questa rivista, ci disse: “Non leggerò mai clanDestino” aderendo al provincialismo ideologico che alligna in città. Ma noi vagliamo e tratteniamo il valore ovunque sia, da qui l’accoglienza a Roversi), poi chiudete la rivista e continuate l’avventura direttamente sull’opera degli scrittori, come ha fatto la lettrice di cui sopra. E portateli con voi, magari dove lavorate, soprattutto (ma non solo) se insegnate.

Gianfranco Lauretano


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