Oct 28 2009

clanDestino II,2009 Dove vive la poesia

Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è ciò che si insegna nella maggior parte delle facoltà di Lettere. Ciò che davvero ci interessa è stare in tutte quelle realtà dove la letteratura vive.
Infatti, contro il pessimismo di tanti che si lamentano, la poesia vive in molti luoghi, è letta e ascoltata. Si tratta semplicemente di lavorare insieme alle persone che percorrono una umanissima ricerca della verità e della bellezza. Un’abbonata incontrata personalmente giorni fa, un’insegnante, mi ha rivelato di aver aperto per la prima volta la poesia di Bertolucci dopo aver letto l’intervista a Lagazzi sul poeta parmense del numero scorso. Miglior complimento non poteva farci: se redarre una rivista serve a far conoscere il meglio della letteratura contemporanea, la fatica vale la pena.
Abbiate la curiosità di avventurarvi nei veri e propri incontri di questo numero: Luzi, Montale, Sereni, Pasolini (e Baldassari), Zanzotto e persino Roversi (dico “persino” perché Roversi, più di vent’anni fa, quando il gruppo di neo-laureati bolognesi che eravamo decise di iniziare questa rivista, ci disse: “Non leggerò mai clanDestino” aderendo al provincialismo ideologico che alligna in città. Ma noi vagliamo e tratteniamo il valore ovunque sia, da qui l’accoglienza a Roversi), poi chiudete la rivista e continuate l’avventura direttamente sull’opera degli scrittori, come ha fatto la lettrice di cui sopra. E portateli con voi, magari dove lavorate, soprattutto (ma non solo) se insegnate.
Gianfranco Lauretano

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Rimaniamo anche in questo numero sull’obiettivo di rileggere il Novecento, con testi che introducano un autore non filologicamente, ma evidenziando il contributo e le domande di umanesimo e conoscenza che ci portano, con letture che tutto siano fuorché strutturaliste. Sembra facile e passato di moda. Ma, come diremo nel prossimo numero, passato di moda è ciò che si insegna nella maggior parte delle facoltà di Lettere. Ciò che davvero ci interessa è stare in tutte quelle realtà dove la letteratura vive.Infatti, contro il pessimismo di tanti che si lamentano, la poesia vive in molti luoghi, è letta e ascoltata. Si tratta semplicemente di lavorare insieme alle persone che percorrono una umanissima ricerca della verità e della bellezza. Un’abbonata incontrata personalmente giorni fa, un’insegnante, mi ha rivelato di aver aperto per la prima volta la poesia di Bertolucci dopo aver letto l’intervista a Lagazzi sul poeta parmense del numero scorso. Miglior complimento non poteva farci: se redarre una rivista serve a far conoscere il meglio della letteratura contemporanea, la fatica vale la pena.

Abbiate la curiosità di avventurarvi nei veri e propri incontri di questo numero: Luzi, Montale, Sereni, Pasolini (e Baldassari), Zanzotto e persino Roversi (dico “persino” perché Roversi, più di vent’anni fa, quando il gruppo di neo-laureati bolognesi che eravamo decise di iniziare questa rivista, ci disse: “Non leggerò mai clanDestino” aderendo al provincialismo ideologico che alligna in città. Ma noi vagliamo e tratteniamo il valore ovunque sia, da qui l’accoglienza a Roversi), poi chiudete la rivista e continuate l’avventura direttamente sull’opera degli scrittori, come ha fatto la lettrice di cui sopra. E portateli con voi, magari dove lavorate, soprattutto (ma non solo) se insegnate.

Gianfranco Lauretano