clanDestino III, 2010 – “La semina d’odio del Novecento”
Némirovsky, Hillesum, Céline, Mandel’sˇtam, Camus… quanti scrittori del Novecento e di oggi sono stati toccati dall’odio? Qui presentiamo solo un piccolo campionario di una schiera di testimoni che con la loro opera attestano la semina di odio del secolo scorso e che non sembra cessare oggi. In modo apparentemente inspiegabile il progresso della scienza, la diffusione di modi di vita più progrediti e del benessere (ancorché tuttora privilegio di una minoranza), l’estendersi della democrazia e dei diritti civili ha visto parallelamente il dispiegarsi di un odio inedito tra i popoli e all’interno di ogni società, di ideologie estese e distruttive, uno scatenamento di male e di violenza che non ha pari in epoche precedenti, checché qualcuno possa affermare, a torto,che un certo “tasso” di male sia sempre esistito; ma a questi livelli, no! Pare che una volontà caparbia e maligna si sia scatenata da più di cent’anni contro una stoffa, un intreccio di rapporti e relazioni che hanno permesso all’umanità, attraverso un cammino di millenni non privo di arretramenti e immani sofferenze, di giungere agli strabilianti progressi degli ultimi decenni. Come al solito gli scrittori più dotati documentano in modo acuto la situazione contemporanea: quante opere sulla crisi del rapporto col mondo, sulla perdita dell’umano, sull’impossibilità di rompere l’estraneità che ci divide, sul male di vivere… e quanti scrittori, addirittura, suicidi… Questo dato di fatto, accettato come tale e neppure più messo in discussione, rimane in realtà misterioso: perché non possiamo più distinguere il bene? Perché siamo ormai intrisi di un vasto senso di decadenza? Non è affatto di tutti i tempi, anzi, e non è affatto normale. La risposta relativista, che si ammanta della retorica della libertà e del rispetto della verità altrui (per carità, sacrosanta), è un’opzione da codardi, da chi è sterile e non ha ultimamente più nulla da tramandare. La nostra tradizione, il nostro passato sono grandi e gloriosi. Ma noi, cosa siamo diventati?
Gianfranco Lauretano