clanDestino I, 2010 – “Noi pensiamo con le ombre delle parole” (Vladimir Nabokov)
Ripartire con una rivista rinnovata potrebbe essere vano se fosse solo una questione formale che riguarda l’indice, l’organizzazione delle rubriche, l’ampliamento delle tematiche. Tutte cose che ci sono comunque, come sanno gli amici lettori ai quali era stato preannunciato che troveranno in questo numero rubriche nuove, allargate alla poesia degli altri paesi, alla narrativa, ai classici, alla letteratura a scuola, alle lettere dei lettori. Ma se si trattasse solo di una ristrutturazione la novità si esaurirebbe in breve tempo. Occorre invece mettere a fuoco il cuore della poesia e della letteratura così come si è andato svelando attraverso il nostro lavoro di questi ultimi mesi e che si potrebbe riassumere velocemente in questo: la parola non è la sorgente del senso, neppure la parola poetica. Questo è l’equivoco alimentato dai poeti, direi in modo particolare in Italia, che mette addirittura in pericolo la letteratura, come avvertono personaggi del calibro di Todorov o Hadjadj, da noi recentemente incontrati. Non si tratta solo dello strutturalismo e della crisi dell’insegnamento delle lettere, del deragliamento rischioso dato dalle avanguardie al rapporto con l’umanesimo, ma anche dell’esatto contrario, di quell’atteggiamento quasi religioso per cui, per dirla alla Milo De Angelis, il mondo sarebbe il nulla intorno alla parola, essendo questa l’unico punto di luce e realtà sensata in mezzo alla generale sconnessione della poesia e dell’arte. Anche su questo abbiamo riflettuto e, mi dispiace, non è così per noi. Rimangono ancora le cose e i fatti,rimangono il mondo e la storia; in essi uno sguardo poetico sa leggere segni di spessore infinitamente maggiore delle apparenze dell’ideologia dello spettacolo, ad esempio (il vero nemico contemporaneo dell’essere) e, con molto lavoro ma, insieme, un po’ misteriosamente -“per grazia” dicono gli old style people- tenta di restituirli con la parola/evento della poesia.
Gianfranco Lauretano