clanDestino IV, 2009 – “Fiutare un autore”

Ciao ciao vecchio “clanDestino”

Siamo come Marinetti

Dopo ventuno anni e rotti di pubblicazioni abbiamo voglia di cambiare. Il fatto è che la letteratura non è come due decenni fa. È la scoperta di questi mesi, vissuti da poeti, critici, scrittori, insegnanti, facendo lettera­tura dentro e fuori queste pagine, incontrando tante persone che, fregan­dosene del lamento generale e della mancanza di lettori (che noi ad ogni buon conto abbiamo), continua ad amare e a proporre la letteratura. È una voglia alla Marinetti di mandare a quel paese i luoghi comuni, so­prattutto la mancanza di ricerca di senso che è il vero freno alla rina­scita degli studi umanistici, come ci avvisava il filosofo francese Fabri­ce Hadjadj qualche numero fa. Una ventata di novità che, con ogni be­neficio di inventario per gli esiti letterari, sentirono i Futuristi cento an­ni fa, quando pubblicarono il Manifesto, qui riproposto perché uno dei difettacci dei poeti d’oggi è di parlare spesso di ciò che non si è letto, per­dendo stimoli e significati che invece la tradizione non smette di traman­dare.

Come nasce un autore?

Alla fine di quest’anno vogliamo riflettere ancora su come fare a ricono­scere e proporre un autore. Perciò parliamo del Premio Nobel Herta Müller, la cui nomina ha fatto cadere dalle nuvole gli Italiani: per trova­re un suo libro pubblicato con un editore di (relativa) diffusione naziona­le bisogna spulciare nel catalogo di Marsilio dove il romanzo In viag­gio su una gamba sola, uscito nel 1989, era ampiamente esaurito. Il pic­colo editore Keller ha invece l’edizione più fresca del Nobel e questo la dice lunga sullo stato in cui sono i nostri “grandi” editori, ridotti a pub­blicare robaccia da mercato, da Totti a Vespa ad Augias, e incapaci di scovare persino un probabile Nobel. Si potrà pur discutere se la Müller lo meritasse o no, ma certamente editori e lettori delle grandi case editri­ci andrebbero licenziati in tronco al solo sospetto di chissà quali altre opere ci stanno facendo perdere. Sono loro oggi gli stantii accademici da museo contro cui si scagliava cent’anni fa Marinetti.

Gianfranco Lauretano


Leave a Reply