clanDestino III e IV, 2012 – “Si accorciano le ombre sul mio viaggio”
La più recente pubblicazione della serie Nuovi poeti italiani, nella collana della “bianca” di Einaudi curata da Giovanna Rosadini nel 2012, comprende 12 poetesse femminili. Non vale la pena stare a discutere sul merito delle autrici, alcune delle quali indubbiamente valide, anche se mescolate ad altre di nessuna caratura: è il criterio che non convince. Cosa significa l’essere femminile dal punto di vista critico? L’introduzione della curatrice non convince: fornisce la solita informazione di tipo sociologico per cui le donne finalmente nel Novecento si sono fatte avanti in letteratura, cosa che sappiamo già, fa un minimo elenco di poetesse e antologie e poi passa in rassegna la sua scelta, in realtà debolmente. Sì, ma perché un’antologia femminile? Nella sua recensione sull’inserto culturale del Corriere della Sera Roberto Galaverni avanza una facile obiezione: la poesia non ha aggettivi, quindi neanche “femminile”. Si ripete qualche settimana dopo, recensendo un’antologia di semisottobosco di poesia omosessuale (ebbene sì) ribadendo che la poesia non è neppure omo o etero. Eppure forse proprio il paio di recensioni galaverniane può suggerire la risposta: morto lo splendido dibattito poetico del Novecento, disgregatosi in rivoli non dialoganti di marcescenza ideologica la comunità poetica italiana, finita in pratica l’intelligenza critica di rintracciare i fili della tradizione, si cercano nuovi criteri critici nel pensiero e nel dibattito di moda oggi. Così il tema dei temi, ciò intorno a cui si arrovella il dibattito politico, culturale e religioso odierno, l’argomento finale, l’unico che ormai risveglia l’interesse di una società sempre più “foule”, la massa cieca di baudelairiana memoria, il sesso, la sessualità, l’omosessualità, l’eterosessualità, diventa un criterio critico letterario: l’appartenenza a un sesso o una sessualità guida la scelta dei curatori. Non lo dico per fare una boutade: in epoche di crisi antropologica, in cui vengono a mancare giudizi e categorie dell’umano, ci si attacca a quello che si può, ed è il caso della nostra epoca. La conclusione è facile: occorre tornare all’intelligenza, rischiando di essere in pochi. In fondo, per sintetizzare al nocciolo la questione, la critica letteraria si riduce a ciò che un uomo intelligente dice di un libro, come dice Gomez Dàvila. Tutto il resto non è letteratura.
Gianfranco Lauretano
Biblioteca di clanDestino – allegato al n° 3 e 4, 2012
Mille Parole è il Concorso letterario che Raffaelli Editore dedica al racconto inedito. In questo libro sono pubblicati i dieci finalisti dell’edizione 2012 con i loro racconti fatti di mille parole.













