clanDestino III, 2011 – “Carlo Bo (1911-2011) e il tempo dell’Ermetismo”
Ermetismo, fu vera gloria? Nel centenario (quasi) dimenticato della nascita di Carlo Bo, siamo tornati a sfogliare le pagine di un’epoca della poesia italiana che, se come “scuola” (e tale fu, con alle spalle un poderoso esercito critico – da Serra a Cecchi, da Gargiulo a De Robertis, Solmi, Falqui, Ferrata, Contini…), si può situare in un ventennio preciso, 1925-45 con al centro gli anni Trenta, come influenza abbraccia un tempo più vasto. Anzi, alcuni dei caratteri fondamentali della poesia ermetica durano probabilmente tuttora, con buona pace dei voltatori di pagina a oltranza. Per ricordarceli prendiamo le parole di uno dei tanti studiosi, Giuseppe Petronio, la cui sintesi è degli anni Ottanta: “Lo scrittore (ermetico) scrive in modo da trasferire il lettore dalla realtà in un mondo di mito: con l’insistenza su poche, sempre uguali parole; con la scelta accurata di parole ritenute “musicali”; (…) con il ricordo frequente a un tono sentenzioso ed epigrammatico; con l’uso (spesso un abuso: lo confessa Ungaretti) di forme ellittiche e pregnanti”. La prevalenza della musica, vale ricordarlo, viene dal vero padre degli ermetici, spesso misconosciuto a favore dei francesi, cioè Dino Campana, il quale aveva affermato che le sue poesie erano “effetti musicali” o, altrove, “note musicali”; e che il compito massimo del poeta fosse quello di scavare una forma compiuta, unica, concentrata e ricca di significato è condensato bene dall’espressione “moralità della forma” che usa Sergio Solmi. Eh sì, ci sono stati nel cuore del Novecento e ci sono persone che scrivono poesie le quali ritengono di assolvere ai loro doveri verso la storia, gli altri uomini e, probabilmente, verso Dio scrivendo buoni versi. E la storia, poi, registra una sostanziale assenza dei poeti verso di essa, proprio a cominciare dall’epoca ermetica, che fu in controtendenza rispetto a quelle precedenti. Veramente Oreste Macrì afferma il contrario: l’ermetismo fu il movimento più “europeo” della letteratura italiana; in tutti i casi è difficile non registrare una distanza siderale tra lettori e poeti, mai come ai livelli di oggi, che sia o no colpa dell’ermetismo (ma forse, un po’, sì). Rimane la domanda: è poi cambiata così tanto la situazione della poesia italiana dagli anni Trenta a oggi?
Gianfranco Lauretano
Biblioteca di clanDestino – allegato al n° 3, 2011
Maria Maddalena e altri inediti, di Federico García Lorca
Versione italiana con testo a fronte a cura di Piero Menarini














